Parisi, il mio interesse per la scienza innescato dalla lettura
Il Nobel: la sfida è comunicare che cos'è la ricerca senza semplificare troppo
Dai Topolino dell'infanzia e poi da Verne e Salgari alla fantascienza di Urania e Asimov fino a Proust e Feyerabend: è stata la lettura la miccia che ha fatto esplodere in Giorgio Parisi la passione per la scienza. Il dialogo fra letteratura, fisica, matematica e scrittura lo ha sempre accompagnato, anche quando ha accettato la sfida di scrivere di scienza in modo comprensibile ma senza cadere nell'errore di semplificare troppo. A raccontare il suo rapporto con i romanzi e la poesia è stato lo stesso Nobel per la Fisica nell'incontro organizzato alla Sapienza Università di Roma nell'ambito del ciclo "Come in uno specchio" organizzato dal Sistema bibliotecario dello stesso ateneo. Dalla fantascienza degli anni delle scuole elementari, affascinante perchè "è una fantasia su quello che la scienza è in grado di fare", passando per 'Delitto e castigo di Dostoevskij intorno ai 13 anni, poco dopo sono iniziate le letture di storia della matematica, a volte accompagnate dall'ascolto della musica. Di un "divulgatore eccezionale" come Hendrik van Loon, Parisi ricorda i racconti che gli hanno insegnato la tolleranzai: "molto spesso - ha detto - i libri sono importanti perché trasmettono dei valori e questi sono qualcosa che rimane". I libri erano un tramite per scoprire "come erano avvenute le cose" e così a 21 anni, complice una gamba ingessata, si dedicò alla 'Ricerca del tempo perduto' di Proust e all'analisi dell'innamoramento in 'Un amore di Swann'. Sono positivi, ha proseguito, esempi come quello di Stephen Jay Gould, che "ha scritto 300 saggi, uno al mese per 25 anni", "saggi bellissimi, che mettono assieme la precisione di uno scienziato" con eventi sociali importanti, come le sterilizzazioni fatte negli Stati Uniti negli anni Trenta per motivi eugenetici. Belli, ha aggiunto, anche i saggi divulgativi di Francesco Guerra e Nadia Robotti. Dalla lettura alla scrittura il passo è stato breve, anche grazie all'amicizia con la scrittrice Luce D'Eramo: "spesso chiedeva a me e ai miei amici fisici che cosa facessimo e voleva che glielo spiegassimo in maniera comprensibile. All'inizio non era facile, pian piano ho incominciato ad abituarmi". E' stato "un grande esercizio" anche fatto con il figlio di Luce D'Eramo, Marco, che lo convinse a scrivere per il Manifesto una rubrica mensile su argomenti scientifici. "Che si debbano evitare termini tecnici mi è stato sempre chiaro", mentre "è più difficile non semplificare troppo". La cosa importante, ha aggiunto, "è che ci sia almeno un profumo, un qualche cosa che ricordi l'originale". E' quanto Parisi ha cercato di fare nei suoi libri, da 'In un volo di storni' al più recente 'Le simmetrie nascoste'. Come nelle favole che Parisi ha scritto per i suoi figli, ogni racconto "è un qualcosa ha un suo messaggio".
R.Michel--JdB