Nel cervello un'unica regia per le espressioni facciali intenzionali e involontarie
Scoperta utile per comprendere i meccanismi della comunicazione interpersonale
Le espressioni facciali intenzionali e quelle involontarie non sono orchestrate da regioni diverse del cervello bensì da un'unica 'regia' che invia segnali su scale temporali differenti. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori della Rockefeller University di New York insieme a quelli dell'Università Ebraica di Gerusalemme. I risultati, pubblicati su Science, potrebbero aiutare a interpretare o ripristinare la comunicazione facciale quando viene compromessa per effetto di lesioni cerebrali o di particolari condizioni neurologiche. Lo studio imprime una svolta nelle neuroscienze dopo che per decenni si è pensato che i movimenti facciali volontari venissero controllati dalla corteccia cerebrale laterale del lobo frontale e che le espressioni emotive venissero invece governate dalle aree mediali. Questa teoria, plasmata da studi su individui con lesioni cerebrali focali, è stata completamente ribaltata misurando direttamente l'attività di singoli neuroni in entrambe le regioni corticali. I ricercatori hanno infatti scoperto che entrambe le regioni codificano sia i gesti volontari che quelli emotivi e lo fanno in modi che sono riconoscibili ben prima che si verifichi qualsiasi movimento facciale visibile. In altre parole, la comunicazione facciale sembra essere orchestrata non da due sistemi separati, ma da un'unica regia in cui diversi circuiti neuronali forniscono informazioni su scale temporali differenti, alcune in rapida evoluzione e dinamiche, per determinare la coreografia dei muscoli facciali, altre stabili e sostenute, per fornire un segnale di 'intento' o 'contesto' che persiste nel tempo. Dimostrando che più regioni cerebrali lavorano in parallelo per collegare emozioni, intenzioni e azioni, lo studio apre nuove strade per esplorare come il cervello produce comportamenti socialmente significativi. "I gesti facciali possono sembrare naturali - osservano i ricercatori - ma il meccanismo neurale che li sottende è straordinariamente strutturato e inizia a prepararsi alla comunicazione ben prima ancora che il movimento abbia inizio".
Y.Callens--JdB