Alzheimer, un test del sangue potrebbe predire chi svilupperà sintomi tra 5-10 anni
Studio estende utilità esame che ha ok Fda solo per uso limitato a confermare la diagnosi
Un test del sangue già approvato in Usa per confermare una diagnosi di Alzheimer in persone già con deficit cognitivi manifesti, può anche prevedere il rischio di sviluppare i sintomi dell'Alzheimer con un anticipo fino a dieci anni, in individui inizialmente asintomatici. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori del Mass General Brigham di Boston e pubblicato su Jama. I risultati sono stati presentati alla Conferenza Internazionale dell'Associazione Alzheimer in corso a Londra. Sebbene non sia ad oggi raccomandato per l'uso di routine in individui asintomatici, il test del sangue per la proteina p-tau217 si dimostra quindi promettente per la stima del rischio a lungo termine. In pratica è emerso che gli anziani asintomatici con livelli molto elevati nel sangue di p-tau217, presentano un rischio stimato del 38% di sviluppare un deterioramento cognitivo entro cinque anni e fino al 78% in dieci anni. Il test del sangue ha fornito quindi importanti indizi sullo sviluppo futuro dei sintomi, che vanno oltre quanto offerto dalle scansioni cerebrali e dai test genetici. L'esame del sangue per p-tau217 ha recentemente ottenuto l'approvazione in Usa solo a scopo di diagnosi: non è rivolto alla popolazione generale, bensì solo a individui over-55 già indirizzati allo specialista e con problemi cognitivi. Il nuovo studio che ha coinvolto ricercatori di tre continenti, potrebbe estenderne il valore prognostico. I ricercatori hanno raccolto dati provenienti da sei studi condotti in Nord America, Giappone e Australia. Gli studi includevano 2.684 anziani cognitivamente sani. I ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue per determinare i livelli di p-tau217 ed eseguito scansioni PET all'inizio dello studio. Hanno visitato annualmente i partecipanti per valutare la funzione cognitiva. Circa 478 partecipanti hanno sviluppato un deficit cognitivo. Livelli più elevati di p-tau217 all'inizio dello studio erano significativamente associati al deficit cognitivo. Gli individui con livelli iniziali molto elevati di p-tau217 presentavano un rischio del 38% di sviluppare un deficit cognitivo in cinque anni. Questo rischio aumentava con il tempo, raggiungendo il 78% in 10 anni. "Questo è un passo fondamentale per comprendere meglio cosa la p-tau217 possa rivelarci sul rischio di deterioramento cognitivo di una persona", afferma l'autrice principale Rachel Buckley.
D.Mertens--JdB