Pm chiede l'archiviazione sul nuovo filone di indagine sulla morte di Attanasio
Riguardava anche la banda di congolesi che ritrattò la confessione
La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione del secondo filone di indagine avviato in relazione alla morte in Congo dell'ambasciatore italiano Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci il 22 febbraio del 2021. Il procedimento, coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco e rimasto contro ignoti, riguardava la banda dei sei cittadini congolesi che aveva confessato alle autorità di Kinshasa di avere compiuto l'agguato. Il gruppo è stato poi condannati in primo grado all'ergastolo. Il gruppo venne ascoltato dai carabinieri del Ros nel corso di tre missioni, alla presenza di un avvocato e rispettando le norme italiane. Nel corso degli interrogatori i sei ritrattarono la confessione affermando che gli era stata estorta con la forza. Alla luce di queste dichiarazioni gli inquirenti italiani non hanno potuto proseguire nelle indagini. I pm di Roma non hanno potuto portare avanti le indagini anche su quanto emerso da alcune inchieste giornalistiche sul caso. La mancata collaborazione giudiziaria del Congo non ha consentito di proseguire negli accertamenti. Da qui la richiesta di archiviare il procedimento. Per la morte di Attanasio e Iacovacci i pm di piazzale Clodio avevano chiesto il rinvio a giudizio, nel filone principale, per i due dipendenti del Programma alimentare mondiale (Pam), agenzia dell'Onu, accusati di omicidio colposo. Per i due - Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza che avevano organizzato la missione del diplomatico - il gup di Roma il 13 febbraio del 2024 ha dichiarato il non luogo a procedere riconoscendo per gli imputati l'immunità diplomatica.
E.Heinen--JdB